5 serie TV che hanno avuto il coraggio di non avere un lieto fine
Al termine di molte serie televisive il pubblico si aspetta un ritorno all’ordine: conflitti risolti, destino che si ricompone, traiettorie dei personaggi che trovano una forma di pace. In alcuni casi, però, la chiusura sceglie un’altra strada. Lascia domande aperte, suggerisce ambiguità o traduce la fine in vuoto persistente. Proprio queste conclusioni, meno rassicuranti, finiscono per rimanere più a lungo nella memoria.
In una selezione di finali diventati particolarmente discussi, emergono meccanismi narrativi ricorrenti: l’assenza di spiegazioni, la trasformazione dell’emozione in inquietudine e la sensazione che il mondo della storia non si fermi davvero. La chiusura non coincide con una piena chiusura, ma con un’eco che continua a chiedere interpretazione.
i soprano: schermo nero e sospensione totale
Il finale di I Soprano è stato spesso trattato come un vero punto di riferimento per l’effetto che può avere una scena semplice. Una famiglia al ristorante, la tensione crescente e, all’improvviso, lo schermo che diventa nero: nessuna spiegazione, nessuna conferma.
La decisione narrativa non chiude la storia di Tony Soprano. Il racconto viene interrotto invece di essere completato, come se la vita del personaggio continuasse altrove, fuori campo, in un luogo che lo spettatore non potrà mai vedere. L’ultima immagine trasforma la fine in domanda, lasciando la sensazione che l’esito non sia risolvibile in modo definitivo.
hannibal: amore e autodistruzione in un’unica zona grigia
Con Hannibal il confine tra relazione e ossessione si dissolve in modo progressivo, fino a diventare indistinguibile. Nel finale il rapporto tra Will e Hannibal smette di essere semplice da definire e si sposta verso un’ambiguità ancora più marcata.
Non c’è una vittoria riconoscibile, né un momento che assomigli davvero a una fuga. Ciò che resta è un gesto estremo che, al tempo stesso, sembra chiudere tutto e aprire un’altra interpretazione. La lettura può oscillare: amore o autodistruzione, oppure entrambe le cose senza trovare un punto di equilibrio chiaro.
the wire: un sistema che non cambia e un ciclo che riparte
In The Wire il finale non costruisce un epilogo classico. Non arriva un “dopo” consolatorio; al contrario, la chiusura funziona come una sorta di fotografia che continua ad aggiornarsi da sola. Alcuni personaggi avanzano, altri cadono, altri ancora vengono sostituiti, ma la sensazione di fondo resta identica: tutto continua come prima.
La conclusione viene percepita come uno dei momenti più cinici della televisione, perché non dipende dall’esito individuale di chi vince o chi perde. Il motivo della staticità è uno solo: il sistema è più grande di chiunque lo attraversi. Quando lo schermo si spegne, non emerge una conclusione definitiva; si avverte piuttosto un ciclo che ricomincia immediatamente.
better call saul: redenzione che non cancella il passato
Con Better Call Saul il pubblico potrebbe aspettarsi un finale impostato su una classica “chiusura televisiva”, con una fuga finale o un colpo di scena capace di trasformare la storia in una vittoria piena. La direzione, invece, prende un’altra forma.
Jimmy McGill si assume la responsabilità delle proprie azioni, ma non ottiene una liberazione emotiva totale. La sua scelta non ha il sapore della vittoria: richiama piuttosto una resa. In questo contesto, la redenzione non appare come una porta che si apre; viene descritta come una porta che si chiude dall’interno, segnando la fine di un percorso senza eliminarne il peso.
six feet under: addii silenziosi e inevitabili
Tra le chiusure più emblematiche c’è Six Feet Under. Qui il finale accompagna ciascun personaggio verso il proprio destino senza retorica e senza tentativi di rendere la realtà più morbida. Il racconto si muove attraverso una sequenza prolungata che mostra cosa accadrà a tutti, senza eccezioni.
Non si tratta di un lieto fine, ma neppure di una tragedia nel senso classico. Il tono resta umano: la serie decide di chiudere parlando della morte, ma finisce per parlare soprattutto della vita. Ogni cosa, in quel mondo narrativo, ha un termine che non può essere evitato o negoziato: l’inevitabile diventa la regola, e l’addio smette di essere eccezione per diventare destino.
Personaggi citati:
- Tony Soprano
- Will
- Hannibal
- Jimmy McGill


