Federica pellegrini parla della bulimia: mangiavo e vomitavo tutto e come ne è uscita

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Federica pellegrini parla della bulimia: mangiavo e vomitavo tutto e come ne è uscita

Federica Pellegrini torna a raccontare uno dei passaggi più complessi della propria adolescenza, facendo luce sulla lotta contro bulimia e fame nervosa. Lo fa durante il videopodcast Il Fienile, mentre è in attesa della sua seconda figlia, ripercorrendo il periodo successivo alle Olimpiadi di Atene 2004 e le difficoltà incontrate nel momento in cui si è trasferita da sola a Milano, appena sedicenne.

fame nervosa e bulimia: il racconto dell’adolescenza

Pellegrini descrive con chiarezza quanto fosse delicato l’equilibrio personale in un’età in cui “non è facile” affrontare pressioni e aspettative. Il racconto entra nel merito di un rapporto con il cibo diventato progressivamente complicato, legato a un meccanismo fatto di fame nervosa, sensi di colpa e frustrazione. Il problema, come emerge dalle sue parole, non si limitava al piano fisico: coinvolgeva la serenità e il modo di vivere lo sport.

dopo atene 2004: trasferimento a milano e pressioni

Il racconto si collega agli anni successivi alle Olimpiadi di Atene 2004. All’epoca, appena 16enne, Pellegrini si trasferisce da sola a Milano, inserita in un contesto in cui aspettative e controlli diventano più intensi. In tale scenario si sviluppa l’idea di poter reggere tutto attraverso una presunta “struttura d’atleta”, che oggi viene descritta come non sufficiente.

Nel ricordare quel periodo, Pellegrini chiarisce un punto centrale: la gestione mentale non è un elemento secondario. Quando la mente non è stabile, lo sport ne risente. È proprio da qui che arriva l’affermazione secondo cui, se non c’è serenità, non si nuota con la necessaria efficacia.

la componente mentale nello sport e l’impatto sul rendimento

Federica Pellegrini sottolinea quanto la dimensione psicologica risulti determinante nello sport, specie in un contesto in cui ogni aspetto viene osservato e giudicato. La pressione esterna, unita alle dinamiche interne legate al rapporto con il cibo, rende la situazione più complessa: la prestazione diventa strettamente collegata alla condizione emotiva.

La campionessa evidenzia quindi che il benessere mentale non riguarda soltanto la vita quotidiana, ma influenza direttamente il modo in cui viene affrontato l’allenamento e, di conseguenza, il rendimento.

supporto psicologico e percorso di crescita

A partire da circa i 17 anni, Pellegrini racconta di essersi affidata a un supporto psicologico. La scelta viene presentata come un appoggio concreto, inserito in una rete di relazioni in grado di sostenere. Nelle sue parole compare anche l’idea di potersi sostenere attraverso persone capaci di offrire forza simile: “sono una persona forte”, ma con la necessità di appoggiarsi a figure altrettanto solide.

ritorno a verona e incontro con alberto castagnetti

Tra i passaggi che vengono indicati come importanti figura anche il ritorno a Verona, seguito dall’incontro con Alberto Castagnetti. Il racconto attribuisce a questa tappa un ruolo decisivo in un percorso di crescita che non riguarda solo la parte sportiva, ma anche la dimensione personale. Dal quadro ricostruito emerge come, nonostante le difficoltà, la direzione intrapresa abbia consentito di costruire una carriera di successo.

Il percorso si collega agli esiti finali della sua vicenda: la crescita affrontata porta a un cammino costellato di successi, culminando nel ruolo di uno dei volti più rilevanti dello sport italiano.

personalità citate nel racconto

  • Federica Pellegrini
  • Alberto Castagnetti
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