Euphoria 3: un caos che segna, tra luci e ombre
Euphoria ha trasformato il teen drama in un’esperienza totale: provocazioni, estetica, musica e interpretazioni hanno acceso discussioni e lasciato tracce durature. Con il passare del tempo, però, la parabola della serie si è rivelata tutt’altro che lineare. Accuse legate a somiglianze stilistiche, tensioni interne tra cast e produzione, cambiamenti di ruolo dietro le quinte e perdite umane hanno attraversato le stagioni, fino a condurre a una conclusione che chiude definitivamente un percorso iniziato con grande impatto e finito con una netta metamorfosi.
euphoria e la chiusura dopo tre stagioni in sette anni
La storia di Euphoria copre tre stagioni in sette anni, un arco temporale che rende evidente quanto il cammino non sia stato lineare. Il cambiamento di ritmo e direzione diventa parte integrante dell’eredità lasciata dalla serie HBO, specie dopo una terza stagione che ridefinisce il brand e ne muta l’identità.
euphoria: trasformazioni, rotture e difficoltà lungo la produzione
Nel corso del percorso emergono criticità su più piani. Tra le difficoltà riportate figurano l’emarginazione progressiva di Barbie Ferreira nella seconda stagione, con la conseguente scomparsa del personaggio di Kat, e nella terza stagione il fatto che Labrinth non copra più il ruolo di compositore della colonna sonora. A ciò si aggiungono anche le morti di Angus Cloud ed Eric Dane e gli impegni di un cast ormai proiettato verso il cinema e Hollywood.
la terza stagione di euphoria: nuovo inizio e veste noir pulp
La terza annata segna una svolta marcata: la serie non si presenta più con lo stesso impianto dei primi episodi. Sam Levinson orienta il racconto verso un mix di riferimenti cinematografici, trasformando l’ambientazione liceale in un thriller noir ambizioso e carico di eccessi sul piano di violenza e nudità, mantenendo comunque attenzione a temi contemporanei.
rue, cassie e jules: linee narrative in primo piano
Rue (Zendaya) prova a sfuggire al debito con Laurie (Martha Kelly), si avvicina alla dimensione religiosa e trova riparo nel giro criminale di Alamo (Adewale Akinnuoye-Agbaje). Alamo, boss della droga, utilizza alcuni strip club come copertura per il traffico di esseri umani. Nel frattempo, il matrimonio tra Cassie (Sydney Sweeney) e Nate (Jacob Elordi) mette in evidenza le fragilità della relazione.
Cassie, ormai dipendente dai social, approda su OnlyFans, anche grazie ai contatti di Maddy (Alexa Demie), oggi impegnata in un’agenzia di talenti a Hollywood. Il denaro diventa un tentativo di aiuto per Nate, trascinato in una spirale di violenza che lo mette nel mirino di uno strozzino. Jules (Hunter Schafer) entra invece nel mondo delle sugar baby dopo aver incontrato un facoltoso medico. Lexi (Maude Apatow), assistente di una potente produttrice televisiva interpretata da Sharon Stone, appare tra i personaggi capaci di mantenere un minimo di lucidità.
euphoria 2.0: riduzione della coralità e centralità delle star
Nella nuova veste pulp la coralità che caratterizzava le stagioni precedenti perde spazio. Molti personaggi vengono accantonati per favorire le storyline più centrali e, inevitabilmente, quelle che mettono in risalto le figure più note del cast. Il cuore emotivo resta legato a Rue: il percorso di fede e redenzione viene sostenuto con profondità e ironia, includendo anche scontri con Rosalía, guest star dello strip club.
Anche i confronti con Alì (Colman Domingo) su tossicodipendenza e religione, fino allo straziante epilogo di Rue, vengono presentati come momenti rilevanti, con un forte richiamo alla memoria delle stagioni passate. Pur cambiando forma, i nuovi passaggi conservano una coerenza interna, anche se si allontanano dall’intensità emotiva legata alla dinamica domestica della seconda stagione.
i limiti degli episodi: cassie, jules e la riduzione dello sviluppo
La nuova direzione porta con sé anche criticità evidenti. Sydney Sweeney emerge come una delle presenze più decisive: l’interpretazione esagera volutamente i tratti di Cassie, rendendola più disinibita e coerente con la sua evoluzione. La linea narrativa, però, risulta più superficiale e ingenue rispetto alle opportunità offerte, rinunciando a interrogarsi davvero sul tema delle sex worker online.
jules e la trasformazione in figura sacrificabile
Un altro punto critico riguarda il destino di Jules. La serie aveva saputo mettere in discussione il male gaze attraverso il personaggio di Jules, ma nella terza stagione Hunter Schafer viene confinata in un ruolo che tende a ridurre il suo peso narrativo. La sua presenza resta quasi sempre limitata all’appartamento, e la personalità si traduce in poche riflessioni prevedibili legate all’identità di genere. Anche i confronti con Rue seguono un andamento ripetitivo, con scene che sembrano trascurare il percorso condiviso nelle stagioni precedenti. Nella parte finale, inoltre, le ultime scene insieme risultano estremamente brevi.
nate, maddy e i personaggi femminili ridotti a funzioni
Un discorso simile viene riportato anche per Jacob Elordi e Alexa Demie. Nate è usato in modo da funzionare come perno narrativo con poche opportunità per mettere pienamente in luce il talento dell’attore. Il destino del personaggio resta coerente con l’archetipo del bullo-popolare: trionfo al liceo e scontro con le dinamiche del mondo adulto, con un’uscita di scena indicata come la più scioccante. Per Maddy, invece, l’esposizione risulta meno articolata rispetto al passato: spesso finisce per diventare un manichino su cui esibire abiti e stile.
Pur non emergendo novità, la serie mantiene comunque una linea legata alla moda come forma di espressione del personaggio. Anche con uno spazio ristretto, Alexa Demie offre una prova considerata misurata e convincente, con un’espressività che veicola significato in modo diretto.
che cosa resta di euphoria: caos, citazioni e revisione estrema
Della versione di Euphoria più conosciuta resta poco. La responsabilità del cambiamento viene ricondotta a Sam Levinson, descritto come sempre più concentrato sul proprio ego, spesso sommerso da citazioni, omaggi e riferimenti. Nel tentativo di ridefinire la serie, il centro del racconto rischia di perdersi: diventa difficile stabilire quale sia l’asse dominante, tra elementi riconducibili a western, thriller sulla fede o crime.
Il prezzo maggiore viene attribuito ai personaggi femminili. La trasformazione pulp presenta una visione radicale di carriera e identità: da un lato la dedizione assoluta al lavoro capace di annullare l’individuo, dall’altro un vortice di droghe, prostituzione e pornografia presentato come unico percorso per preservare l’anima. Non vengono lasciate molte sfumature, e i tentativi di cambiamento, come nel caso di Maddy, non conducono a differenze percepite come reali.
Anche la dimensione della propaganda cristiana descritta come via di fuga universale risulta sfiancante e quasi fuori asse rispetto al mondo di Euphoria, con l’impressione di adattarsi più all’impianto personale del creatore che alla struttura emotiva della serie.
euphoria si chiude con un tributo e una memoria visiva
La parola chiave indicata per il finale è caos. Se serve cambiare, il cambiamento deve investire ogni aspetto della serie: la scelta viene interpretata come audace, con un risultato descritto come un viaggio caotico ma coerente, gestito meglio rispetto ad altri progetti citati. La chiusura definitiva avviene con un riferimento a un “sorriso contagioso” e con un grande tributo ad Angus “Fez” Cloud. Rimane il ricordo della trasformazione affrontata, dell’effetto shock su cui si insiste e del profilo di chi esce vincitore o sconfitto lungo il percorso.
Nell’ombra, la percezione riportata è che ciò che la serie è stata venga surclassato da un inferno di scelte visive e sonore, lasciando un’eredità complessa: potente nella forma, mutevole nella sostanza, segnata da svolte che cambiano l’identità del racconto fino alla fine.
principali personaggi citati
- Zendaya (Rue)
- Martha Kelly (Laurie)
- Adewale Akinnuoye-Agbaje (Alamo)
- Sydney Sweeney (Cassie)
- Jacob Elordi (Nate)
- Hunter Schafer (Jules)
- Maude Apatow (Lexi)
- Sharon Stone (produttrice televisiva)
- Alexa Demie (Maddy)
- Colman Domingo (Alì)
- Rosalía (guest star dello strip club)
- Angus Cloud
- Eric Dane
- Labrinth
- Sam Levinson
- Barbie Ferreira (Kat)


